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 OPEN SPACE: ELUANA ENGLARO, DUBBI ETICI E VUOTI NORMATIVI

open_spaceAlcuni giorni fa il consigliere Pino Morandini del PDL aveva scritto una sua personale opinione in merito alla morte di Eluana Englaro a distanza di un anno dalla sua fine.
Ieri sullo stesso quotidiano Gloria Valenti, Presidente dell’ Associazione Onlus “Amici di Simone” chiudeva la sua lettera con le parole : “per favore, lasciamo in pace la povera anima di Eluana” oltre ad esser presente una “dura” ma motivata contestazione del Signor Roberto Rizzi in merito all’opinione dello stesso consigliere.

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I riflettori su questo caso si sono spenti… però il problema rimane.
Conosciamo la convinzione religiosa del consigliere Pino Morandini
Sappiamo che è fondatore del Movimento per la Vita trentino e Vice Presidente del Movimento per la Vita nazionale.
Sappiamo però anche che è un uomo che ha studiato legge.
Da lui ci piacerebbe sentire quanto una convinzione religiosa possa prevaricare sulle altre.
Quanto l’influenza della Chiesa Vaticana e di quella Trentina possa e debba condizionare delle scelte che dovrebbero essere del singolo e del popolo!
Non è forse questo uno stato autoritario, con una mentalità burocraticamente disumana che costringe la gente a vivere situazioni vergognose, proprio quando la vita è esaurita o non ha più senso di chiamarsi tale?

Riportiamo la sua opinione e una pacatissima riflessione di Alberto Rossi

L’OPINIONE.

Eluana, un anno dopo: l'hanno uccisa


Un anno fa spirava Eluana Englaro.

Non intendo riaprire valutazioni sulla decisione del padre, probabilmente uscito sensibilmente provato da quella vicenda. Ma solo riprendere alcune delle domande emerse nei numerosi dibattiti che ho vissuto in questi dodici mesi in varie parti d'Italia:
Eluana era una malata terminale?
Di lei cosa sanno davvero i neurologi?
Durante i 17 anni di stato vegetativo si accorgeva di qualcosa o era in una sorta di morte apparente?

Uno dei punti più dibattuti è stata la comunicazione e le sue censure. Il pubblico, a partire dai giovani, tutt'ora stupisce al sapere che Eluana non era attaccata ad alcun macchinario; che respirava e viveva autonomamente; che il suo corpo pesava 65 chili, era ben nutrito e non soffriva; che deglutiva normalmente; che le erano giunte ultimamente le mestruazioni, ecc. Per cui la frase più volte letta -«staccare la spina» - si rivela fuori luogo; perché morisse bisognava agire.

Dalle minuziose relazioni di tutti i medici che per 17 anni l'hanno visitata, compreso il neurologo Defanti - dal '95 a fianco di Beppino Englaro - emerge come Eluana non fosse malata, anzi una disabile «molto sana», mai colpita da crisi epilettiche, che normalmente tormentano lo stato vegetativo. La domanda che mi veniva frequentemente rivolta era:
«Se era una persona disabile, come lei o in peggiori condizioni non ce ne sono forse a migliaia?
Perché allora non si spegne la vita di tutti i disabili gravi?».
Una china che i più anziani sentono pericolosa, ma che rischia di coinvolgere anche i più giovani, ancor privi di memoria storica. E poi la domanda centrale:
Eluana avrebbe voluto morire? Taluno ha ritenuto di sì, ricostruendo la sua «presunta volontà» sulla base di vaghi indizi. Da qui la paura, a due profili, espressa dal pubblico: da una parte, il timore un giorno di dover «vegetare per anni solo perché nessuno sa che io di sicuro vorrei morire»; dall'altra il terrore che qualcuno possa un giorno decidere «per il nostro bene» che dobbiamo morire.

Il testamento biologico sembra diventare un'esigenza, che però non lascia tranquilli; «Chi lo dice quale sarà la mia volontà una volta che non potessi più esprimermi?
E se avessi cambiato idea»?

Archiviato il dato giuridico di quella vicenda, resta quello umano e politico: una giovane donna disabile si è spenta perché privata del nutrimento, come attesta il certificato di morte che parla di «arresto cardiaco in seguito a disidratazione». Dare da mangiare e da bere ad un essere umano - indipendentemente dalle modalità - è terapia o non è forse un doveroso atto di solidarietà verso i più deboli?
La dignità umana dipende dalle condizioni in cui la persona si trova o non è forse la stessa in ogni essere umano per il solo fatto di esistere, indipendentemente dalle sue condizioni, dalla sua razza, dal suo credo, ecc.?
Non si fonda forse qui il principio d'eguaglianza consacrato nell'art. 3 della Costituzione?
Non è forse una sorprendente contraddizione proclamare i diritti umani e la lotta alla fame e lasciare una persona senza alimentazione idratazione?

Eluana è ciascuno di noi, perché prima o poi ognuno sperimenterà la totale o parziale dipendenza dagli altri. Se la civiltà un popolo si misura dall'attenzione che ha per i più deboli, è in gioco il grado della nostra civiltà e va tutelato il cuore della cultura giuridica, per il quale la vita umana è un bene non disponibile ed il diritto ha senso se tutela i più deboli, a partire dai loro diritti fondamentali.

Pino Morandini - consigliere regionale del PdL




***** ****** ****** *******

La considerazione di Alberto Rossi

Egregio consigliere provinciale dott Pino Morandini

In risposta alle Sue parole sul caso di Eluana Englaro Le volevo manifestare le mie personali considerazioni. Non ho intenzione di farle nessuna critica e nemmeno di aprire un contraddittorio ma esporre solo alcune riflessioni nel profondo rispetto di tutto quanto è successo.


La vita e l’universo


A volte mi sembra sia passato un secolo, a volte sembra ieri quando, mentre dormivo, una mano ignota appoggiò sul mio cuscino un piccolo cristallo di quarzo ametista.
Lo conservo gelosamente in fondo al mio cassetto ed è il cristallo più bello dell’universo, ne sono rimasto affascinato a tal punto che da allora ho iniziato a cercarli.
Con il tempo mi sono reso conto che dentro i cristalli alpini c’è la storia e la vita della terra.

Queste piccole meraviglie hanno milioni di anni e quando ci penso tra angoscia e incredulità mi chiedo, che significato ha il trascorrere del tempo?
Che cosa è il tempo?
Che rapporto c'è tra il tempo e la mia vita?
In relazione ai cristalli neanche un battito di ciglia.

Partendo da queste considerazioni le domande si accavallano ai pensieri, se alzo gli occhi vedo il cielo azzurro che è un piccolo pezzo di universo, l’infinito non lo puoi vedere lo puoi solo percepire.
A 15.000 metri di altitudine si intravedono le stelle anche di giorno e lo spazio assume un tono grigio scuro, allora il colore dell’universo non è celeste.
Quanto è grande l’universo?
Se per caso finisce come finisce?
C’è vita lassù?
Che tipo di vita sarà?

Non c’è risposta, e allora un po’ smarrito riporto i miei pensieri in terra…
perché sono qui?
E’ solo una combinazione di eventi naturali che ha dato origine alla vita?
Quando il mio battito di ciglia finirà dove andrò?
Cosa diventerò?
La mia anima resterà qui o andrà dove?
Ma io ho un anima?

La scienza e la legge degli uomini difficilmente si accordano con le religioni e la coscienza, c'è un limite oltre il quale non esiste ne legge ne ragione, se vuoi devi solo credere chiudendo gli occhi.

Abbiamo la possibilità di esprimerci a 360°, possiamo schierarci a favore della vita o contro determinate scelte, possiamo anche rimanere neutrali sforzandoci di capire, oltre l'emotività del momento, le ragioni che possono spingere un padre a scegliere una determinata strada anziché un'altra.
Qual'è la scelta migliore, la mia?
La Sua?
Quella che tentava di imporre il governo con una legge?
La politica arriva a pensare che varando una legge in fretta e furia si possono risolvere situazioni che entrano nella morale, nella coscienza, nell'immenso credo spirituale di un individuo?

Quando guardavo durante le interviste il padre di Eluana mi sembrava una persona dall'aspetto gracile, il suo volto mi appariva come un libro, nei tratti del viso nei lineamenti induriti dal tempo e dal dolore vedevo qualcuno che non provava sentimento, qualcuno che si comportava come un automa spinto solo da una tremenda fissazione, quella di riuscire nel suo proposito oltre ogni legge giuridica e morale;
oggi, sono sicuro che non è così, e non c'è nessuna ragione che mi ha convinto.

Tenevo in mano quel piccolo cristallo mentre leggevo le Sue parole sul quotidiano locale ed a un certo punto i miei pensieri sono svaniti, le mie convinzioni sul “caso Englaro” non esistevano più, non mi sono chiesto se era giusto o sbagliato, mi sono chiesto …… perchè un padre può volere tanto per la propria figlia?
Sono convinto che la risposta sia dentro di noi, è legata al dolore all'amore al significato che ogni uno di noi ha della vita, sono miliardi di risposte tutte diverse ma tutte egualmente giuste.

Cordialmente,

Alberto Rossi (freeplayer)



 
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