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NOTIZIE DAL MONDO: DONNE CONTRO DONNE … COME TI DISTRUGGO CAROLINA KOSTNER !
Le donne battono gli uomini!
Per cinismo, perfidia e cattiveria!
Non c’è che dire!
Due begli esempi di “articoli” che massacrano una giovane sportiva, scritti da due giornaliste donne!
E’ vero…
alle Olimpiadi di Vancouver 2010, la Kostner ha concluso la gara al 16° posto, facendo tantissimi errori nel programma libero .
Daccordo…
siamo un paese di critici, di CT e di manager sportivi. Ma abbiate un po’ di ritegno….. Carolina è ancora giovanissima !
Un video che ( va visto) ricorda il suo “passato” e i due articoli ( forse da non leggere ) …. Sempre che gli stessi si possano definire tali !
DAGLI A CAROLINA…. di Silvia Truzzi dal “Fatto Quotidiano” dd. 01.03.2010.
Lutz, Loop, Flip: sono i salti in cui Carolina ha fatto flop.
Proprio un tonfo, perchè in questi giochi l’ Italia attendeva molte soddisfazioni dall'atleta altoatesina. I giornali ieri hanno naturalmente titolato sul fallimento di una promessa. Tutti tranne Libero che elegantemente recitava: "II tato B non basta", con relativa (gigantesca) foto del fondoschiena olimpico. Come dire: non si sprecano occasioni per essere raffinati. Cadute — anche di stile — a parte, quando un'atleta perde è giusto dirlo. Anche ii presidente del Coni non ha nascosto la sua amarezza: "Cl aspettavamo grandi cose da lei, è la campionessa europea, nessuno poteva mettere in dubbio le sue capacita. Tanto più è l'attesa, tanto più è la delusione. Ma non posso rimproverarle nulla, ce l'ha messa tutta. Purtroppo sono i punteggi a dare i risultati, la dura legge di un' Olimpiade e dobbiamo rispettarla". II punto è proprio questo: le aspettative. Forse eccessive e difficili da sostenere, più emotivamente che fisicamente. La Kostner è stata la portabandiera dell'Italia ai Giochi di Torino, appena I9enne. E diventata una star internazionale, inseguita dagli sponsor che l'hanno fatta pattinare tra mari di grissini e fiumi di pannocchie. E stata testimonial e modella per Roberto Cavalli e protagonista dello spettacolo "Winxs on Ice". E' stata prodotta perfino una bambola con la sua faccia. Spot e servizi fotografici, l'amore con il marciatore medaglia d'oro a Pechino Alex Schwazer finito sui giornali e i siti di mezzo mondo. Ma Carolina è stata incoronata regina prima di avere un trono saldo. Tutta questa popolarità, indotta anche dal business che non ha tempo ne anima, l'ha schiacciata. E infatti lei non ha mai nascosto la difficoltà di gestirsi, denunciando spesso anche ansie e timori. Esattamente quello che era accaduto a Federica Pellegrini, bella e giovane come lei, aiutata dalla costanza del suo allenatore. C'e un fattore precocità — lo sport lo è sempre più — combinato a un fattore pressione che nelle discipline individuali è ancora pesante. L'idea di dover essere perfetti e di non poter sbagliare (l'equivalente agonistico dell'imperativo "giovani e belli per sempre") può avere effetti paralizzanti, perchè genera l'incubo dell'inadeguatezza. Sono le regole del gioco, si dire. Ma si puo sempre scegliere di sottrarsi, almeno in parte. Come ci si difende? Forse concentrandosi e facendo un passo indietro. Carolina, catapultata dalla pace della Val Gardena alto stress di riflettori sempre accesi, non è riuscita a restare lucida. Ora deve ricominciare dal suo lavoro: a chi ha messo in dubbio le sue capacita, lei ha risposto che ii "talento e vero, non sono balle. Sento il talento dentro di me, devo riuscire a tirarlo fuori". Pero, dopo la caduta di Vancouver, è ancora da dimostrare. Tutto sommato lontano dalle luci le cose si vedono meglio: i lustrini a volte abbagliano, anche se sono griffati Cavalli.
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Emanuela Audisio per "la Repubblica" dd. 01.03.2010
Un pianto. Le mani sugli occhi, il sedere a terra. E la pietà del pubblico, che applaude una Cenerentola senza magia. Carolina Kostner esce dalle Olimpiadi a testa bassa. Doveva volare, è caduta. Doveva rinnovarsi, è invecchiata. Non nell´età, 23 anni, ma nelle aspettative. Doveva trovare leggerezza e autorità, trova pesantezza e confusione. Il mondo non le appartiene, non riesce nemmeno a sfiorarlo. Resta lontana: 16esima, dopo il settimo miglior punteggio del corto. Peggio di Torino, dove era finita nona.
Lì era stata come portabandiera l´immagine-simbolo dell´Italia, di un paese capace con forze nuove di affacciarsi sul futuro. Lo è anche qui: ma simbolo del disastro azzurro, della sopravvalutazione di se stessi, di una realtà con cui non si vogliono fare i conti. A dirla come un comico: ha fatto troppi errori sbagliati. E adesso non è importante contare se Carolina tra Bach e Vivaldi è caduta tre volte e mezza o quattro, se l´orrore del primo salto è poi diventato incubo, conta che non è mai stata in gara, né ha dato l´illusione di poterlo fare.
Petrucci, presidente del Coni, dichiara: «Probabilmente non sarà una campionessa: la prima delusa è lei, lo siamo anche noi che in lei avevamo creduto». Lei risponde: «Nessuna azzurra ha vinto quanto me, ho tre titoli europei, un argento e un bronzo mondiali». Ma le altre saltano e atterrano, lei no.
Le altre fanno tutto perfetto, lei no. Le altre danno un´impressione di gioia, seppure tra le difficoltà, lei ha lo sguardo di una bestia portata al macello, di una che patisce la gara. È corrucciata, nervosa, preoccupata. Le altre pattinano cercando la gloria, lei ruzzola in lotta con se stessa.
Sono 4 minuti di strazio, e forse il meglio lo dà quando tutto è perduto, perché almeno in quel momento riesce a far sentire la disperazione per quello che ha sciupato. Eppure aveva detto di essere cambiata, il trasferimento a Los Angeles, lo staff rivoluzionato, l´indipendenza, la maturità. Nuova vita per vecchi errori.
E parole confuse. «È impossibile cadere a tutti i primi salti che poi riesco a fare alla fine, quando sono stanca. Non so spiegarmi, ero preparata bene, avevo voglia di gareggiare, sento di avere talento, non posso arrendermi così, stavolta non è venuto ma deve venire, da qualche parte un´atleta diventa forte nelle sconfitte e quindi mi aspetto un futuro brillante, soprattutto ai mondiali di Torino. Fa male una situazione così, ma il talento non l´ho perso, non c´è stato un cedimento perché alla fine ero ancora forte e ho ritrovato me stessa. Ai mondiali di Los Angeles mi ero arresa, qui no. La cosa importante è andare avanti e crederci. Il mondo non si ferma, ora rientro in America, dove continuerò a lavorare con il mio staff». Verrebbe da dire che forse non è questione di staff, ma di contraddizione interna, di scarto tra quello che si vorrebbe essere e quello che si è. Carolina ha grazia, velocità, eleganza. Passi raffinati e perfetti. Voglia e tenacia. Le manca il resto, la combinazione dei salti, la sicurezza e forse anche la felicità. Combatte contro fantasmi che forse non ha chiari.
Si può competere ad alti livelli avendo angoscia per quello che devi fare? Il suo posto nel mondo non è sul podio, ma nemmeno così lontano. Il sedicesimo è troppo disastroso, ma è anche chiaro che il suo approccio olimpico è stato sbagliato. C´è qualcuno in grado di prenderla per mano, nella sua sensibilità un po´ autistica, in grado di farle capire che il tempo invecchia in fretta e che i fantasmi muoiono appena si smette di sognarli?
Piange per la prima volta nella sua vita anche la sudcoreana Yu-na Kim, 19 anni, al primo oro olimpico. Il suo è un punteggio record (228.56). «Simile a quello degli uomini. Sono felice, mi chiedevo sempre perché le mie colleghe piangessero, ora l´ho capito, è la forza delle emozioni». La giapponese Mao Asada, argento, è una geisha imperfetta, non ce la fa a ristabilire l´onore del suo paese dopo il caso Toyota. La canadese Joannie Rochette, bronzo (generoso), alza le mani al cielo e onora la madre, morta d´infarto quattro giorni fa. E dice: «Devo a lei la mia forza». Si sa, le madri ti rovinano la vita, poi quando non ci sono più fanno miracoli.