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 OPEN SPACE: LA VIOLENZA ( FISICA, MORALE E PSICOLOGICA) IN TUTTE LE FORME DELLA POLITICA.

open_spaceVenerdì scorso, il quotidiano l’Adige ha pubblicato un articolo dal titolo “Perché fare politica deve metterci paura?” , traendo spunto da un interessante lettera di un giovane di Rovereto -“ Andrea” -, in merito ai pericoli di fare politica in una città come quella di Rovereto, dove si evince che, solo dichiararsi “simpatizzanti “ di un gruppo o di un altro può portare a spiacevoli conseguenze.

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Riportiamo di seguito l’intera lettera, ma ci vogliamo dapprima soffermare su alcune riflessioni inerenti i pericoli per chi ama parlare e scrivere di politica ( e quindi di società , dei personaggi che la gestiscono e di quelli che vi partecipano), pericoli creati anche da chi fa un uso distorto della politica e che riesce, magari, a strumentalizzare la stessa nella più becera maniera.

Chi scrive non può parlare del rapporto dei giovani con la politica, ma può sicuramente farlo in qualità di adulto con una discreta conoscenza della politica locale, dei personaggi che la costituiscono e delle opinioni espressa in rete.

Ho sempre sostenuto con altri blogger di etnia politica completamente diversa dalla mia che parlare di politica, a livello provinciale, può essere molto pericoloso !
Diverso invece se si parla o si scrive di politica e di personaggi a livello “più elevato” …. Criticare e parlare di Berlusconi o Barack Obama ( soprattutto se i tuoi lettori sono pochi) comporta sicuramente meno rischi.
E’ rischioso invece criticare fatti ed opinioni di personaggi politici locali, di cui magari conosci “vizi e virtù”, perché cerchi di informarti e perché magari vivi nel loro stesso contesto sociale.

Anche fare politica o discutere di essa in rete può essere rischioso.

I pericoli sono diversi ma comunque esistono.
Se sei un blogger con tanto di nome e cognome in bella vista la vessazione può prendere numerosissime forme.

Si badi bene, qui non si parla di giuste conseguenze nel caso di eventuali reati ( quali la calunnia e la diffamazione ) ma di altre vessazioni, al fine di impedire il diritto di critica o di libera informazione , contro i blogger che esprimono le loro idee e le loro opinioni

Altro pericolo della politica fatta attraverso la rete ( o meglio delle personali idee espresse in rete) è l’uso strumentale che alcuni possono fare dei contenuti della rete stessa

Insomma…
Alle volte sia i gruppi “politicizzati” che chi li politicizza si sentono in diritto di mettere a tacere chi la pensa diversamente.
E il tutto si può rivelare molto pericoloso….
Una delle domande che ora mi pongo è : dove è arrivata la società odierna, in cui il dialogo e l’esposizione di idee diverse non vengono più accettate, dove l’importante è che tutti stiano in silenzio e che accettino le prepotenze di un branco organizzato o di chi si sente investito da un potere superiore che si scontra con il tuo diritto di critica?

Quindi caro Andrea, avendo letto la tua lettera mi chiedo se questa tua ( nostra) passione sia giusta, mi chiedo che differenza ci sia tra una violenza fisica esercitata da alcuni militanti ( non importa siano essi anarchici , no-global , appartenenti ai Centri sociali , Naziskin o altro) e una violenza morale e/o psicologica messa in atto da chi gioca ( a tutti i livelli) con la politica stessa.

Mi chiedo se tutto ciò sia giusto.

Rimango della mia primordiale idea, quella che ha generato questo sito, che nessuno ha il diritto di zittire, con nessun mezzo, nè con la violenza nè con il sopruso chi la pensa in maniera diversa.

Per questo si concorda con Andrea che si deve andare con i piedi di piombo nel mondo politico odierno, e anche in Trentino

Anche per questo noi andiamo avanti, per dimostrare , sia a livello nazionale che a quello locale, che la colpa , se le cose non cambiano, è solo nostra nel caso ognuno di noi decidesse di stare zitto!
E la paura non è una giustificazione !

Riprendiamo ora il nostro diario di vita quotidiana, sempre con “le stesse finalità e principi già scritti in precedenza su questo blog”



****** ***** ****** ******

Tratto dal quotidiano l’Adige del 5 marzo 2010.

Giovani e politica: com'è possibile invogliare i ragazzi a fare politica in una città nella quale si rischia - per le proprie idee - di essere aggrediti e mandati in ospedale? Se lo chiede Andrea, un ragazzo che ci ha scritto questa sua riflessione:

«Sono un giovane di Rovereto, da qualche anno appassionato di quella politica che seguo con passione, con la speranza di vedere sempre più giovani che come me tentano questa strada perché ritengo che la politica abbia bisogno di forze nuove da mettere in gioco. È da tempo che medito di parlare del giovane e il suo rapporto con la politica, dei giovani come risorsa importante da valorizzare e sfruttare, dei giovani in politica come un entità da distinguere, quelli che lo fanno in modo sano e produttivo da quelli che lo fanno in modo violento e controproducente.

Chi parla adesso non è il giovane di centro-destra ma un ragazzo ventenne che vuole guardare la realtà cittadina con spirito critico e che considera i fatti di sabato sera (l'aggressione di un militante della Fiamma Tricolore, ndr) come un grave episodio che mi ha portato a delle riflessioni abbastanza preoccupate.

La prima emozione che ho provato è paura, perché al posto di quei giovani, un giorno, ho paura di esserci io; non milito nella Fiamma Tricolore né in nessun altro partito di estrema destra, ma chi mi dice che un giorno, uscendo dalla sede di un partito o al termine di una conferenza non ci sia un gruppo di giovani, con mazze e spranghe, che mi aspetta. La paura penso sia lecita e confesso che per un istante sabato sera, arrivato sul posto, casualmente, per la testa mi è passata l'idea di mollare tutto, di lasciar perdere quella passione che mi porta a dedicare buona parte del mio tempo libero alla politica, per evitare il rischio di farmi del male.

Quell'indecisione, oggi, a bocce ferme, è passata e già ho ricominciato la mia, seppur piccola, attività politica; ma la domanda che insistentemente mi gira nella testa è se tutto questo sia giusto. Personalmente ho sempre rispettato l'altra parte politica e penso che "politica" nel suo significato giustifichi qualche attacco all'altra faccia della medaglia, se questo attacco, però, non prevede la violenza.
Si è arrivati ad un punto dove si deve aver paura ad esprimere la propria opinione e dove si deve mostrare attenzione a definirsi esponente di uno o dell'altro partito. Si è arrivati ad un punto dove le giustificazioni non bastano più e dove la città deve fare di tutto per condannare e mettere in un angolo una parte di persone che la politica l'hanno intesa in modo sbagliato.

Se volessimo precisare anche il concetto di manifestare viene inteso in modo errato, perché manifestare vuol dire, si porre in risalto un argomento, difendendolo a spada tratta, ma senza l'uso della forza, ne armi. Vorrei che la città di Rovereto, il suo Sindaco, i suoi Assessori, gli esponenti dei partiti di sinistra, perché è da questa sponda che gli anarchici o no-global o come volete definirli stanno, condannassero questi gesti e non li liquidassero come episodi da teppistelli, perché i teppistelli sono quelli che rubano le merende, che ti aspettano in bagno alla ricreazione per qualche episodio di bullismo; qui siamo di fronte ad una banda armata, e l'episodio di sabato lo testimonia, che senza motivo alcuno, se non l'odio politico, ha sferrato un attacco in vecchio stile. Questo non è teppismo ma la chiara volontà di chiudere la bocca a chi non la pensa in modo uguale, strategia già sperimentata qualche settimana fa quando una manifestazione non gradita deve essere per forza bloccata con la violenza. La paura in parte resta e a questa si mischia la rabbia nel vedere che molti ancora credono in questo modo di agire.

Non mi firmerò in questo articolo, non specificherò la mia età, ne dirò il partito di cui faccio parte. Spero che capirete, perché è vero che la politica è passione e bisogna crederci prima di tutto, ma ritengo che ora bisogna andarci con i piedi di piombo, almeno finche le cose non cambiano. Non so quanto dovrò aspettare prima di poter felicemente fare la "mia" politica alla luce del sole, spero poco, intanto però continuo la mia passione, perché potranno togliermi il piacere di agire tra la gente obbligandomi a lavorare in modo oscuro, ma la passione e la mia fede, no, quella non me la tolgono!»



 
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