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 | NOTIZIE DALL’ITALIA: URANIO IMPOVERITO : TRA INDIFFERENZA E IGNORANZA. |
di Alberto Rossi.
DossTrento vuole essere “mezzo “ d’informazione (o meglio di opinione) libera.
Qualsiasi essa sia.
A 360° !
Per questo se vi sono notizie, opinioni, informazioni, pagine web , siti, blog da segnalare al fine di approfondire, verificare e/o contestare le informazioni “ufficiali” le pubblichiamo molto volentieri.

Sta al lettore interessarsi o meno alle stesse, anche se sappiamo che il cittadino italiano e quello trentino, non brilla per ciò !
Pubblichiamo una riflessione di Alberto Rossi che contiene dei link molto interessanti.
STORIA DI UN “PROIETTILE” ALL’URANIO IMPOVERITO.
Una volta “sparata” la bomba all'uranio impoverito la stessa perde subito il suo esterno involucro protettivo e quello che resta è un lucido proiettile senza sigle o matricole che viaggia verso il bersaglio.
Il proiettile perfora le corazze dei carri armati o penetra in qualsiasi bunker, il successo (se così possiamo chiamarlo) dipende dal calibro e quindi dalla potenza distruttiva che il proiettile si porta dentro.
Al momento dell’impatto produce una vampata da 3000° centigradi con le conseguenze che potete immaginare, disperdendo nell’ambiente circostante miliardi di invisibili nano particelle al “gusto” di uranio mentre il vento farà il resto, trasportando il veleno per centinaia o forse migliaia di metri, lontano dal luogo dell’esplosione.
La pioggia farà penetrare nel terreno le nano particelle che verranno riassorbite nel ciclo vitale dei vegetali ritornando in questo modo a mietere vittime inconsapevoli.
Se il proiettile fa “cilecca” o mancasse il bersaglio lo stesso si conficcherà nel terreno e se non verrà recuperato “riposerà” per 4 milioni di anni circa fin quando, a completo decadimento, l’uranio impoverito diventerà piombo.
Gli effetti più immediati sull’uomo sono la “Sindrome del Golfo o dei Balani”, nomi utilizzati per nascondere leucemie o linfomi che in molti casi non lasciano scampo; sono più di 200 le vittime e oltre duemila i contagiati da nano particelle all’uranio impoverito nel nostro esercito.
Tutti o quasi hanno partecipato alle tristissime “missioni di pace” internazionali; dal 1992 al 94 in Somalia, dal 95 al 99 in Kossovo e Bosnia, poi il Libano e oggi siamo in Afganistan. Con quali conseguenze lo vedremo in futuro, se ne avremo la fortuna.
Dopo le bombe atomiche strategiche, i missili nucleari tattici insieme alle centrali nucleari amiche della terra ecco i proiettili all'uranio impoverito, il lato scuro del nucleare che nessuno vuole vedere o farci chiaramente sapere, politici e generali compresi.
Purtroppo non finisce qui, vi è un altro risvolto all’uranio impoverito che non ha spazio nelle prime pagine dei quotidiani nazionali.
Anche questa una sindrome, la “Sindrome di Quirra” piccolo paesino vicino a Villaputzu località che confina con il poligono militare Salto di Quirra in Sardegna.
Negli ultimi anni 40 persone su 150 abitanti sono decedute per malattie come linfonodi, leucemie e tumori, sono morti dei civili solo perché abitavano troppo vicino ad un poligono militare, sono morti con le stesse patologie contratte da soldati rientrati da missioni di guerra, anzi no …. di pace.
Alberto Rossi (freeplayer)
Link per approfondire:
Le morti assurde per l'uranio nel poligono di Quirra
Il blog dell'Associazione Vittime Uranio
Il portale di informazione per le forze armate e polizia
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